lunedì 7 maggio 2012

Frammenti

Pezzi resuscitati, qua e là. Trattasi di cose rinvenute in un file word. Il periodo dovrebbe essere relativo ai primi anni '00. Fra parentesi e in corsivo delle brevi descrizioni aggiunte oggi.


Appunti di vita. 
Insinuatasi a sorpresa.
Da gatto a topo, mi ritrovai.
(due versi, non ricordo a chi fossero dedicati)



(Negli anni ho scritto diverse cose, molte delle quali non sono state completate. Alcune di queste descrivono situazioni di vita che avrei vissuto in futuro. E questa parte, scritta circa dodici anni fa, è stata profetica, per ciò che sarebbe successo qualche anno dopo)

_______________BOZZA______________________
C'e' stato un periodo nella mia vita in cui ho rasentato davvero la miseria.
Vivevo in uno squallido monolocale facente parte di un palazzo costruito poco dopo la seconda guerra mondiale; nella strada difronte vi era un bordello, qualche metro piu' in avanti una bettola, poi un locale di un barbiere ultrasessantenne con le seggiole in similpelle verde, poi ancora un centro sociale.
Fruivo delle voci di quartiere grazie ad una paffuta signora non udente che abitava nel locale accanto al mio, questa era un'impicciona come poche. La vecchia blaterava ad alta voce e raccontava i fatti altrui ad una sua amica, con la quale, ogni sera, giocava a carte e pasteggiava a vino e arachidi tostate. La puzza si materializzava nel migliore degli aliti della mattina. (mi portava il giornale, cara)
Grazie alle sue urla sapevo del cancro del tizio del primo piano, della chlamydia della figlia di quello barbuto,  del fatto che il nostro padrone di casa fosse stato dentro per qualche anno poiche' reo di aver estorto dei soldi a degli immigrati.
Sapevo che la studentessa belloccia del piano di sotto era stata malmenata da un bruto. Sorrisi.
Era la fine di un'epoca. Sapevo che da quella sera avrei potuto udire il mio battito cardiaco, prima di addormentarmi, senza che il ritmo di esso si intrecciasse con quello della loro scopata. Del loro fottuto letto a molle. Dettaglio che, per quanto fastidioso possa essere, veniva stravolto ed annichilito dallo squallore della vita che conducevo. Casa umida, la puzza del minestrone dei vicini ogni giorno, del pesce al venerdi', del caffe' di sottomarca ogni mattino all'alba, della


(non ricordavo di aver scritto una cosa del genere. All'epoca, e si parla sempre di una dozzina di anni fa ero presissimo dal trash metal: ma credo di non aver mai imposto la mia volontà ad alcuna relativamente a questa passione. nessuna donna è mai stata costretta da me ad ascoltare metal. Di sicuro all'epoca non avevo la patente. Mi chiedo cosa leggessi per essere così dark&creepy)

Sesto appuntamento.
Rose rosse e cucina mediorientale.
Con una 106 che sapeva di ferrovecchio la portai laddove tutto si domina con un sol sguardo.
Misi una bASF dei voivod mista a brani dei Blue Oyster Cult.
"Non ho mai ascoltato del metal", mi disse. Una prima esperienza.
Ed io che volevo soltanto venderle la parte buona di me, approfittai.
Feci di lei la mia tama. Suonai un pezzo rapido ma solo perche' non sono uno di molte pretese. Ah si', e sono egoista.


(non ricordo in quale buco vivessi all'epoca, ma il riferimento ad appartamenti fatiscenti ricorre spesso nei miei scritti dell'epoca. Forse è già il periodo londinese?)

---- bubble ----

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Il disappunto si fa strada e picchia forte su questa nuova figura, che tesse fili ad alta tensione attorno ad un mondo grande trenta metri quadrati. E non resta che qualche fotografia a rendere un tributo alla realtà che posso solo ricordare. D'odio non v'e' piu' traccia, e non ho bisogno di alcun sorriso, per sentirmi rassicurato.
Ormai e' netto, ed e' evidente: ho il cazzo prepotentemente duro.


(2004. celebrazioni dei cinquant'anni del ritorno di trieste all'italia. opinione (?), saggio(?) ricavato da un blocchetto di appunti)

Sono piuttosto rinfrancato.L'inverno si è deciso a fare il proprio lavoro ed ha messo in moto l'intelligence delle correnti ventose, sparandoci una bella badilata di bora.Di solito questa mi infastidisce, oggi no perché credo sia adattissima all'atmosfera che si è venuta a creare nelle ultime settimane.Al di là dell'aspetto etico e storico della faccenda (non ho voglia di fare polemiche), sembra che questa celebrazione in pompa magna del cinquantenario abbia davvero donato vigore alla città. Alcune strade sono ancora tinte di tricolori; i campanilisti irriducibili distribuiscono volantini in piazza Unità e alcuni anziani sfoggiano scintille d'orgoglio negli sguardi, che mai prima d'ora avevo avuto modo di osservare. A me tutto questo non dispiace, ovvero: passo, osservo la gente che sembra più coesa e serena, evito di pensare al background e mi metto di buon umore.(l'unico appunto che mi vien da fare è che, forse, si dovrebbe tenere a mente che c'è chi lavora per abbattere i confini... blablabla).Però, appunto, questo sciovinismo non mi appartiene. Rispetto la sofferenza e la memoria, i caduti su entrambi i fronti e non mi metto a discutere di colpe (non qui), di reazioni causa-effetto o altro. Ma non sento l'impeto di far vedere che sono italiano.Credo che il fatto di nascere e crescere qui, porti, in molti casi, a detestare il vicino o a farti sentire cosmopolita.


(fra gli appunti dell'università)
C'è stato un periodo nel quale mi mangiavo la carta.
Interi fogli di carta degli album fabriano.
Si disse per ferritinemia.
In realtà era perché avevo 8 anni e mi annoiavo come un oliva in un campari annacquato.
Tutti rosicchiavano qualcosa, quindi inutile addurre a motivazioni di alcun tipo, se non nella voglia di uscire dallo scazzo coatto che l'ora di educazione artistica aveva in allegato, come bioroditore effetto collaterale.
C'era chi si mangiava i tappi dei trattopen, chi le mitiche gommapane, altri rimediavano con le impugnature del compasso. I più banali si mangiavano le unghie.
Ad ogni modo: un giorno ho iniziato a vomitare, vomitare, vomitare, vomitare, e così per tutto il giorno. A tal punto che persi un giorno di scuola e mia sorella vegliò sul mio corpicino vomitante, per tutta quella mattina.
Da allora non ho più mangiato un solo foglio di carta fabriano.
Però ebbi un dejavù nel 1997, il giorno in cui mio fratello decise di regalarmi dust degli screaming trees. Il quale presentava una copertina profumatissima, che però nulla aveva a che fare con il ruvido candore di un fabriano a4 totalmente immacolato.






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