Nelle occasioni speciali
mettevo sempre quella felpa blu con il cappuccio, dopo anni sembrava ancora
nuova ed era avvolgente quanto un lenzuolo in flanella. Quel giorno finì nel
ciclo della lavatrice perche' la macchiai, tempo addietro, mentre stavo
mietendo il campo di Kaiser Soze, l'acre frutto della gentilezza, finito pochi giorni
prima (reclamato con insistenza e prepotenza al mercato), cosi' la macchiai, la
macchiai di gentilezza, con il suo succo color lilla.
Erin, splendida, possedeva
quella radiolina arancione sempre in AM, sintonizzata sulle note di qualche
menestrello del futuro, in uno streaming morbido, scandito da un crepitio
appena percepibile, ed appesa nel manico del portapiante, essa faceva da
distributore ufficiale di colori, cassa di risonanza si suoni ed odori, accanto
alla merce, sicuramente più appetibile in virtù di ciò, benché sporca di terra.
Si sdraiava su di una
poltrona, la mia Erin, quando non voleva essere disturbata e leggeva libri per
bambini.
Eric Malpass, le sette del
mattino ed il mondo che era ancora in ordine, faceva di Eric il defunto
protagonista della sua catasta di fascicoletti.
Nel tragitto mi capitava di
incrociare Lo Svedese, goffo biondino della mia stessa età. Egli distribuiva
fogli di carta millimetrata, nella via che conduceva al centro del paese, e
spesso li scambiava per buoni consigli o fogli di seta ricamati. Scambio che
non ebbi mai la cortesia di concedergli.
Decise di unirsi a me,
quella mattina.
La strada si presentava
tortuosa, malamente asfaltata, inforcata da dei pali trasparenti, con segnali
equivoci, piantati dalla stessa Erin, dissero i piu'.
Lo Svedese si mise sulle
spalle il mio invicta, e si mangio' tutta la mia colazione, mentre io facevo
attenzione alle buche. Poco male, Erin mi avrebbe rifocillato.
Ero terrorizzato dall'idea
di incontrare dei clown in borghese, nonostante non comparissero mai prima di
mezzogiorno e noi stavamo procedendo ad un buon passo quando il sole stava
appena sorgendo, e di uomini struccati, nemmeno l'ombra. Ci lasciammo alle
spalle la strada asfaltata.
Finalmente le case!
Strade a ciottoli.
Casette bianche, graziose,
arredate all'esterno da finti mulini in legno scuro, tetti rossi, giardini con
calendule dopate e giovani massaie che ivi stendevano il bucato, mediante corde
fissate su robusti ciliegi, tra regolari tappeti d'erba.
Erin era ormai ad un passo, lo Svedese ed io
scherzavamo, fantasticando sui rivoli geometrici delle nuvole, che avevano
tutte quante la forma di grosse tette.
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