NOTA DELL'AUTORE: all'epoca -cioé quando ho scritto questo racconto breve- avevo diciassette anni, quindi "frequentare una studentessa di ventiquattro anni" era un po' come "frequentare milf" adesso che ne ho 30.
Da un po' di tempo frequento una studentessa di Udine di 24 anni,
questa e' veramente una gran figa, magari ha il modo di fare tipico di una contadinotta; ad un osservatore poco attento potrebbe anche risultare indelicata (poiche', spesso e volentieri scaracchia e sputa per terra, ma ha la sinusite cronica) o non particolarmente aggraziata perche', quando per esempio si va a cena da qualche parte impugna le posate come se fossero i Joystic dello spectrum (ma e' reduce da una lesione di entrambi i legamenti collaterali, poverina) e, a volte, capita che ti faccia vedere come si leva la rucola tra un incisivo e l'altro (maniaca della pulizia), anzi, gia' che siamo in tema, ci tengo a sottolineare che ha una dentatura perfetta.
Unico neo: niente sesso, dice che certe cose uno se le deve guadagnare.
Ragionevole.
Ma Lei e' la mia donna ideale: capello biondo e liscio, non particolarmente alta, due tette di marmo, nasino all'insu', occhi blu come un lago senza fango, fianchi sinuosi ed un sedere non troppo alto e sodo (che senno' sembrerebbe che ci stia delle ore, in quella fottuta palestra) ma ben distribuito e comunque compatto. Ha i tipici tratti della ragazza di Düsseldorf.
Beh, lei conosce tutti i testi dei Cure a memoria e nutre una passione sfrenata per l'archeologia, non a caso sta per laurearsi, probabilmente a pieni voti.
Vive in una stanza assieme ad un'altra ragazza, di sociologia, alla quale e' fortemente legata, ed anch'essa con la passione per le antichita'. E non vi sto a raccontare quanti gingilli, piccole piramidine di pietra degli incas, capitelli in miniatura, papiri con improbabili riproduzioni geroglifiche, palle trasparenti con dentro le miniature del colosseo, della torre di Pisa o del Colosso di Rodi, stanno tutte li', a riempire le mensole impolverate.
Lei pero' e' ossessionata dagli indiani d'America, ne e' completamente affascinata, credo abbia almeno una trentina di libri sulla vita morte e miracoli dei pellerossa.
Per farvi capire: piu' di una volta mi ha dato il pacco per partecipare a qualche noiosissima conferenza, e non solo, circa due volte a settimana, quando passo a trovarla nella stanza, mi dice di aspettare fuori, perche' deve fare, assieme all'amica, un antico rito propiziatorio della tribu' degli Dupkus, utile per scacciare i demoni, ma soprattutto per rendere il nostro rapporto di coppia piu' solido grazie al favore degli spiriti. (e' proprio fissata!)
Cosi' chiude la porta, lasciandomi fuori ad aspettare. Il rito dura circa trenta minuti.
Riesco ad udire dalla porta solo dei profondi sospiri ed il profumo dell'incenso. A rito concluso esce, visibilmente sconvolta, e mi fa sedere sul suo letto; cosi' trascorriamo quasi tutti i pomeriggi: ovvero stando a pomiciare, mentre la sua amica se ne sta nell'altro lato della stanza a preparare la tesi.
Ad un certo punto, pero', non ce l'ho fatta piu', non sopportavo l'idea di amare una persona senza poterci fare sesso, che ritengo sia l'iniziazione effettiva di un rapporto di coppia completo, il quale deve basarsi sulla reciproca e profonda conoscenza.
Lo meritavo perche' la riempivo di attenzioni, di piccoli regali, di fiori, passavo a prenderla fuori dalla facolta' ogni santo giorno, accollandomi centocinquanta chilometri di viaggio. Andata e ritorno. Ero il cosiddetto "amante perfetto".
Beh, stava per avvicinarsi il nostro quarto mese di frequentazione, quando tentai l'ultima carta per poter riuscire ad averla completamente. Per farla mia.
Una sera, mentre chiacchieravamo in macchina, le chiesi se avesse desiderato qualcosa con tutto il cuore, un qualcosa che non era mai riuscita a comprarsi. Le dissi che avrei realizzato ogni suo desiderio per renderla felice, e che le ero debitore perche' aveva fatto avverare tutti i miei sogni stando insieme a me e donandomi il suo sorriso.
Si giro' per fissarmi, con gli occhi colmi di lacrime, e mi strinse a se, baciandomi e ringraziandomi.
(lo sapevo, ormai era quasi fatta, l'avevo conquistata del tutto!)
Quella sera non facemmo l'amore, non ancora, mi diede pero' un appuntamento per il giorno successivo nella sua stanza.
Mi recai, puntualissimo come al solito, e mi fece attendere i soliti trenta minuti per effettuare il rito Dupkus con la solita amica ed un'altra ragazza che non avevo mai visto prima, ero comunque felice di aspettare perche' era segno evidente che teneva a me e al nostro rapporto, visto che faceva addirittura scomodare gli spiriti degli stregoni per renderlo piu' forte.
Mentre aspettavo invocavo tutti gli dei del cielo; quel giorno avremmo fatto l'amore, me lo sentivo.
Concluso il rito venne ad aprirmi la porta, lei era truccata e vestita, pronta per uscire, in effetti la cosa mi fece rimanere male, ma li' per li' pensai che volesse stare in un luogo piu' romantico ed appartato per donarmi il suo fiore. Invece mi fece arrivare in uno strano negozio, fuori provincia, dove, a suo dire, vendevano alcuni articoli sugli stregoni indiani e riproduzioni di antichita' di altro genere.
Prima di consumare voleva il regalo che le avevo promesso: era evidente.
Il negozio presentava una grossa insegna "lus totem omnia latex", e dentro c'erano un mucchio di oggetti, da dei fantocci di giovani principesse modellate con espressioni visibilmente sconvolte, a vari gingilli di origine prevalentemente medievale, roba da stanza delle torture, per capirci: fruste, gatti a nove code, mazze chiodate, maschere da boia e via dicendo.
Mentre camminavamo tra un reparto e l'altro, lei mi racconto' la storia del "totem de Chelly"; in pratica, qualche secolo fa nella zona presidiata dalla tribu' pellerossa dei Mohawk ci fu una scossa sismica che fece franare parte del Canyon de Chelly, radendo al suolo il villaggio e uccidendo tutti gli abitanti della tribu', lasciando incredibilmente integro un totem, il totem di Chelly, per l'appunto, le cui rovine sono tutt'ora presenti in quella zona del Canyon Americano.
A quanto pare nel negozio v'erano alcune riproduzioni di questo cimelio, infatti un gentile commesso ci indico' una zona del negozio tutta dedicata ai totem.
Ce n'erano davvero di tutti i tipi e di tutti i colori, alcuni addirittura fluorescenti. Lei individuo' subito cio' che voleva: era la miniatura del totem di Chelly. Ovvero un oggetto nero, grossolano, lungo circa 25 cm, di forma cilindrica, il quale, alimentato a pile stilo, vibrava, pensate voi, per rendere l'idea della potenza del terremoto al quale tanta povera gente soccombette.
Le donai il totem come pegno del suo amore e del suo corpo, e, nonostante non fosse proprio economico, la sola idea di farla felice mi riempiva il cuore di gioia.
La riportai quasi subito a casa, ed era sorridente come non l'avevo mai vista prima.
Ci fermammo fuori dalla sua stanza per baciarci, e, guardandomi negli occhi mi sussurro' dolcemente "Ti Amo", poi apri' la porta, ed indietreggiando si addentro' nella stanza, lasciandomi fuori.
Quella sera non facemmo l'amore, e, anche se a tutt'oggi non l'abbiamo ancora fatto, sento che il nostro legame e' forte, intenso ed indissolubile, lo e' piu' che mai.
Non a caso ora il rito di Dupkus si svolge quasi tutti i giorni, coinvolge altre sue amiche e dura circa il triplo del tempo; e vi confesso che mi emoziono ancora, quando, stando fuori dalla porta sento il nostro rapporto crescere udendo i gemiti di lei, ed il ronzio mistico del sacro totem di Chelly.
Figata.
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