venerdì 30 dicembre 2011

ci siamo arrabbiati - parte 3

"A volte sono arrabbiato. Mi chiedo che diritto tu abbia di fare tutto questo. Vorrei ucciderti. L'ho pensato. So che questa lettera un domani, qualora tu dovessi morire, potrà essere usata come prova. Io però non voglio ucciderti e forse questa frase potrà scagionarmi. Un giorno avrei potuto fare irruzione, anzi, sarei potuto rientrare anzitempo, visto che sei tu ad essere a casa mia e magari ti avrei trovato lì, con i tuoi glutei contratti e due gambe divaricate che conosco benissimo con il piede numero trentotto e lo smalto rosso sulle unghie a fare capolino dalla tua figura stantuffante.
Io non so che cosa avrei fatto in quel momento, non ho mai programmato le mie reazioni, né, come molti fanno, ho mai simulato dialoghi che eventualmente potrebbero avvenire. Tu stai leggendo questa lettera, quindi magari l'effetto sorpresa potrebbe svanire. 
Avresti paura di me? Se mi incontrassi, intendo. Sai come sono fatto: ci sono almeno una trentina di foto mie, sue, mie e sue disseminate per l'appartamento. Ti sarai fatto un'idea di me. E' minaccioso, è una checca, è un maniaco omicida.
Magari mi vedi come Michael Douglas, o Jim Carrey. Anzi, meglio Jim Carrey, dopotutto in quel film era cornuto anche lui. Sua moglie si faceva scopare da un negro nano. Dico, un negro nano.
E su questo punto apro una parentesi, perché non so per quale ragione ma ci sono aspetti di te che potrebbero addolcire la pillola, se tu le possedessi: cioé se tu tendessi all'estremo, in qualche tua caratteristica, giustificherei parzialmente questa tresca. 'sai, g. è così terribilmente brutto/bello/sporco/biondo/alto che ho provato qualche scintilla irrazionale durata tutto questo tempo'."
questa è la parte della lettera che ho scritto a g. quando è suonato il campanello, quando è iniziato a piovere e un uomo in cerata e casco integrale mi ha consegnato una quattro formaggi ben cotta con olio piccante.

g. è l'amante di mia moglie, che si scopra regolarmente da circa un anno. a casa nostra. nel nostro letto.

stavo facendo la fila al supermercato e sento delle urla, poi un rumore di vetri rotti, vengo spintonato, cado a terra in una pozza unta.
un uomo urla brandendo una bottiglia di olio di sansa di oliva lamentando il fatto che con il suo stipendio non può permettersi dell'olio serio per i suoi figli.
la sansa di olive è praticamente il fondo del raccolto, il buco del culo di qualsiasi raccolto, per l'esattezza. fanno l'olio extravergine, ciò che rimane è la sansa che deve subire dei trattamenti di tipo chimico e deve essere mescolata ad altro olio di seconda scelta per diventare commestibile. l'uomo non è da solo, ci sono altri individui riottosi che scelgono e gettano bottiglie di vino, salse di pomodoro, liquori da sfasciare sul pavimento. mi muovo in mezzo a frammenti di vetro e sento il sapore del sangue nella mia bocca, ma potrebbe essere anche salsa di pomodoro.

"indignamoci!" - "ingiustizia!" - "ribelliamoci!" 

un anonimo passante disteso in un bloody mary gigante, questo ero.
riesco ad udire qualche parola e qualche patetico proclama che sembra preso da qualche film sfigatello di sinistra dove si inneggia alla rivoluzione, disteso in mezzo alla lotta continua del mezzo chilo di pasta, dell'olio d'oliva, del succo di frutta, del detergente intimo, della passata di pomodoro. la gente cercava di passare calpestando pezzi di vetro, ma non riuscivo a capire se a parte me e ai due cassieri del discount ci fosse rimasto qualcuno ancora in grado di ragionare. 
poi degli scarponi calpestano dei pezzi di vetro e sento un colpo secco alla base della nuca.
poi un altro.
e un altro. 
dopo un trauma cranico e quindici giorni di ospedale vengo invitato ad una festa a casa di amici di amici che hanno saputo di cosa mi è capitato e vogliono far sì che io trascorra una serata tranquilla.
chi doveva venire a prendermi mi dà buca, ma la fame di vita sociale che ho fa sì che circa sei ore dopo essere stato dimesso mi rechi in un appartamento centralissimo: la serata non è propriamente una festa, sembra più di stare ad un circolo ricreativo.
entro in una stanza salutando timidamente, ma non appena apro bocca mi viene chiesto di fare silenzio: venti persone in piedi, un'enorme tv dove si vedono due individui che parlano in inglese (american english). tutti stanno seguendo molto attentamente questa rappresentazione.
i due tizi, incravattati, anonimi, su sfondo bianco, dicono cose sul fatto che jimi hendrix è nato negli stati uniti e poi è emigrato a londra e che lemmy dei motorhead è nato a londra ed è emigrato negli stati uniti, poi parlano di cibo, poi parlano di renoir, poi parlano di alan shearer.
un tizio, fra i presenti, interrompe la riproduzione del video


"OK. ORA DITEMI QUALE DEI DUE SIGNORI NON E' NEWYORKESE. E PERCHE'. AVETE TRE MINUTI PER RISPONDERE. COME GIA' DETTO DOVETE SCRIVERE LA RISPOSTA SUL ROTOLINO DI CARTA CHE VI E' STATO DATO CHE POI MI CONSEGNERETE, PIEGATO, CON IL VOSTRO NOME BEN VISIBILE"

viene dato uno straccetto di carta anche a me.

lunedì 26 dicembre 2011

che giornata strana è stata - parte2

"la mia priorità è sempre stata quella di renderla felice. Mi rendo conto, mio malgrado, che a volte la felicità altrui mostra un conto salato da pagare. Tanto più è l'amore, tanto più è il sacrificio."
questa è la penultima frase che ho scritto nella lettera indirizzata a g.

g. è l'amante di mia moglie, che si scopa regolarmente da circa un anno. a casa nostra. nel nostro letto.
assume del disulfiram.
credo che siano già arrivati alle confidenze, al momento in cui si spogliano oltre che dei vestiti e dei liquami corporei anche delle tristi esperienze passate, trascorse: lui è un alcolista. oppure ha a che fare con degli alcolisti.
magari è un medico.
un terapeuta.
ma il disulfiram si può prescrivere così e poi un alcolista se lo va a prendere in farmacia? a questi poveracci on viene somministrato coattivamente dopo che hanno raccontato la propria esperienza in cerchio?

se fosse un medico capirei i tempi molto morbidi, morbidi quanto la vagina di mia moglie dove lui alberga. se fosse un alcolista capirei altrettanto bene, magari è disoccupato: la notte si piscia addosso in qualche bar di fattoni vicino al centro.

anna è una persona fantastica. al contrario di me ha due lati della propria personalità piuttosto antitetici. sa essere una serpe al lavoro, ma ha un innato spirito da crocerossina. ecco quindi spiegato il perché dovrebbe scopare un alcolista.

gli avrà parlato di me?
rideranno di come ansimo? delle frasi che dico a letto?
di quando ho fatto cilecca?
scherzerà delle mie perversioni? lo guarderà negli occhi come guarda me?

a letto credo di difendermi abbastanza bene. oddio, non sarei cornuto da oltre un anno se mi difendessi abbastanza bene, ma magari lui si difende semplicemente meglio di me, il che non implica che io non sappia difendermi.
difendersi è stare sulla difensiva e parlando di come scopo forse sto in qualche modo già rivolgendo un j'accuse nei confronti delle mie gonadi.
o magari no.
però, insomma, al liceo mi divertivo un sacco e nessuna si è mai lamentata.
"nessuna si è mai lamentata" è parlare per stereotipi. lo diciamo spesso quando in realtà l'esistenza, l'esperienza non ci ha messo difronte riscontri inconfutabili.
a letto non si chiede mai "ti è piaciuto?", quindi non è che abbia prove tangibili: però chi più chi meno tutte ansimavano, tutte mugolavano, a tutte, più o meno, ripeto: più o meno. a tutte, più o meno si umettava la vagina.
anche all'università ho fatto le mie conquiste. oltretutto ho sempre avuto donne molto appetibili.
conquistai elisa.
elisa era pisellocentrica. ovverosia, con lo stesso principio per il quale la bussola indica il nord magnetico, così tutti i cazzi indicavano elisa.
elisa aveva dei lunghi capelli castani, con riflessi ramati e arricciati verso le punte.
miscelava l'occhio azzurro a dei tratti vagamente orientaleggianti.
aveva delle lunghissime gambe estremamente lisce e sempre perfettamente depilate.
anzi, elisa non aveva peli.

il contrabassista del mio quartetto è Il Figo. tutte vogliono lui. tutte si girano verso di lui.
ci sa fare, fa ridere le donne, di lui dicono oltretutto sia molto dotato. chi diceva che le dimensioni non contano?

arriviamo in un locale una sera, uno con un esame di semiotica appena superato e io reduce da chissà che cazzo. 

al locale davano il karaoke ed elisa ci si avvicina alla ricerca della voce maschile in un pezzo che andava cantato in due.
ovviamente chiese prima al contrabassista ed in egli trovò la seconda voce, in me trovò un microfono di carne cruda qualche ora dopo.
non so nemmeno come finimmo a consumarci i genitali nella mia stanza, ma so che ad un certo punto ho iniziato a bere e a fare battute alle quali tutti ridevano. elisa rideva! ero il re della festa.
ero il re della vagina di elisa.

domenica 25 dicembre 2011

finché morte non ci separi - parte1

"siamo sposati da quasi sei anni e sento di essere ancora molto innamorato di mia moglie", questo è l'epilogo della lettera che ho scritto a g.

g. è l'amante di mia moglie, che si scopa regolarmente da circa un anno. a casa nostra. nel nostro letto.
usa il mio bagno. si pettina con il mio pettine, si lava la faccia con il mio sapone, i denti con il mio dentifricio.
ogni giorno che passa nella mia assoluta finta indifferenza scopro nuovi dettagli di lui. so ad esempio che è castano, che dovrebbe portare i capelli abbastanza lunghi, tanto da usare degli elastici per tenerli raccolti. 
si veste quasi esclusivamente di nero, di grigio, di rosso. non zucchera il caffè. ascolta gli stereophonics.
non so quale mestiere faccia, ma deve essere un disoccupato, o un libero professionista perché io non ho orari fissi, però lui è praticamente ospite fisso della vagina di mia moglie, quando non ci sono.

anna ed io ci siamo conosciuti dieci anni fa nel luogo nel quale due single spesso si incontrano e si piacciono: ad un matrimonio. 
il suo.

non saprei descrivere il nostro rapporto. io sono una persona fondamentalmente tranquilla, credo di non avere troppi grilli per la testa. ho un buon posto di lavoro e quello che faccio mi riesce bene. il mercoledì e il sabato sera suono la batteria in un gruppo jazz: facciamo pezzi nostri e qualche cover. siamo un quartetto e ci conosciamo da quando andavamo alle elementari. 
fisicamente mi difendo. non ho la pancia, ho i capelli. tanto basta a questa età, no?

anna è un reattore atomico. è bella oltre ogni umano confine immaginabile, come ogni donna bella, anna è ambiziosa. cura ogni aspetto della sua persona in maniera meticolosa. il classico esempio di donna odiata dalle altre, ma rispettata da tutti.
nasce come agente immobiliare semplice e ora si occupa di gestire un'intera catena produttiva all'interno della sua azienda.

infatti a spasso sembriamo davvero mal assortiti. provate a mettere assieme graham coxon ed emily blunt, o marty feldman con rita hayworth, piuttosto che peter holdman con yu hazuki, la bella e la bestia, maionese e mostarda, belle and sebastian con husker du.

a casa le decisioni le prendo io: organizzo ogni aspetto della quotidianità domestica. scegliamo assieme la meta delle vacanze, ma poi sono io a prenotare il volo, gli itinerari, i posti dove pernotteremo, i cd da mettere in macchina.
la marca del dentifricio, del detersivo, del sapone intimo sono frutti delle mie scelte.
a chi magari non ha mai -non dico avuto una moglie- ma nemmeno convissuto, so che questi aspetti potrebbero sfiorare il ridicolo, ma in realtà non è così.
se foste consapevoli che questo o quel dentifricio da qui in avanti potrebbe danneggiare irreparabilmente o, al contrario, far risplendere il vostro sorriso e farvi risparmiare molti soldi dal dentista forse vi piacerebbe sapere che dall'altro capo del letto c'è chi pensa a queste cose e che, appunto, non vi dovrete mai più preoccupare del dentifricio.

mescolate anna e me, otterrete un meraviglioso piatto etnico, di un paese non ancora scoperto, cucinato ad arte durante le sagre paesane, ed annunciato da canti, balli, feste.

domenica 11 dicembre 2011

invisible movement

ho pensato alla sceneggiatura del tuo video.

hai buttato giù qualcosa?

no guarda, in realtà mi è venuta in mente una manciata di minuti fa quindi se vuoi te la faccio breve.

fammela breve.

in pratica il pezzo si apre con questo effetto larsen, no?

sì.

ecco, mentre c'è questo fischio si apre la luce di un vano scale e tu fai entrare delle persone in un portone, agevolando il passaggio e indicando una direzione.

ok. poi.

poi inizia la strofa e dirigi tutte queste persone in una stanza e iniziate a fare cose.

quali cose?

trafficate su di un tavolo, su pareti, gesticolate, però l'inquadratura indugia al massimo all'avambraccio e non fa mai vedere che cosa maneggiate. però vi date molto da fare.

molto da fare come?

nel senso che sembra stiate realizzando un qualcosa che preveda una coordinazione fra individui, un gioco di squadra, ma non si capisce cosa in realtà stiate facendo. le immagini devono essere concitate e paradossalmente concretizzare un processo produttivo ben articolato.

la canzone che ho scritto parla di schiavitù emotiva.

la canzone di cui parli parla di processi deduttivi.

parla di schiavitù emotiva. racconta di come siamo schiavi delle nostre personali proiezioni.

parla dei processi deduttivi che ci spingono a vedere ciò che vogliamo vedere. e poi arriva il ritornello.

sì.
poi arriva il ritornello e io urlo al la strofa "drive under the speed limit, resented me when they could no longer recognize". e qui?

e qui... qui ci penso un attimo perché considera che è il parto di un secondo fa. cioé ho tutta l'idea in testa. descrivertela è un casino.

qui la seconda chitarra incalza. i tom sembrano dei mitragliatori. i piatti vengono devastati.

e il processo esecutivo delle persone che sembrano così coordinate mostra delle crepe.

delle crepe.

sì. il tizio "a" perde gli occhiali in un ingranaggio. il tizio "b", chessò, ha delle mani troppo grosse per realizzare il compito che gli viene assegnato, il tizio "c" si altera con il tizio "d" per una sequenza di ragioni.

e tutto questo senza far vedere cosa le persone stiano facendo?

sì.

arriva grosso modo il mio assolo di chitarra.

e qui entrano nella stanza due uomini: uno vestito da coniglio, uno da gerarca nazista.

e...?

e il gerarca nazista aiuta l'uomo senza occhiali, il coniglio assegna un altro compito all'uomo con le mani troppo grandi. assieme poi cercando di mediare e raffreddare gli animi di individuo "c" e individuo "d".

parte un crescendo.

e qui cerco di far capire al pubblico che il tempo sta per scadere. che quello che andava realizzato aveva un tempo di gestazione non infinito. quindi il gruppo comincia a lavorare in fretta e furia.
la pareti della stanza cominciano ad incrinarsi, pezzi di intonaco cadere, esplodono delle tubature. acqua dappertutto. i ragazzi sembrano mollare.

poi il pezzo si conclude con un arpeggio e cosa succede?

succede che i muri portanti si sgretolano. la polvere riempie ogni spazio. la gente continua ad operare, ma viene via via travolta. e succede che ogni cosa viene spazzata via. succede che si vede che cosa i ragazzi stavano realizzando.

e che cosa stavano realizzando?

una caffettiera.