giovedì 29 settembre 2011

smettere di fumare.


ho smesso di fumare otto giorni fa: da x a 0 in un solo giorno.
le prove generali sono avvenute ventiquattrore prima di quel mercoledì 21 settembre 2011. ho smesso alle nove del mattino, sono uscito la sera e me ne avanzavano tre, poi ne ho scroccate altre trenta. ho bevuto, mi sono ubriacato, sono andato a letto. mi sono svegliato con il solito tremendo odore sulle dita.
e così è finita: non per soldi, non per la salute ma solo perché credo sia un vizio che non mi sia mai appartenuto fino in fondo. apprezzavo solo il momento che mi separava dalla paglia, il durante e il dopo non li ho goduti mai, o solo in rarissime e selezionate occasioni.

smettere.
si smette così come si smette di pensare ad una persona.
è come troncare con una ex, ma non una ex e basta, una ex che adesso sta con un rampollo borghese con gli addominali scolpiti, il ciuffo laccato, la battuta pronta e brillante. l'hai persa, sei stato sconfitto sul campo. quindi elabori il lutto e cerchi di togliertela dalla testa completamente perché pensi dapprima che nessun altra sarà come lei e che pensare che era tua e adesso non lo è più ti devasterà per l'intera esistenza, poi subentra l'idea che ne troverai di meglio (e quasi sempre capita. e anche adesso capita).

provo.
provo la sensazione del freddo. il freddo è la prima cosa che un ex fumatore si trova ad affrontare. bevi qualcosa, stai fuori dal locale perché così i tuoi amici possono fumare. le braccia sono gelide ma una volta non te ne accorgevi.
i tuoi amici fumano ed è questo il momento più difficile: la tua ex è lì e davanti a te sta subendo una gang bang devastante, e la gang bang è messa in atto dai tuoi stessi amici. terribile.

sento.
sento i sapori. dicono che smettere di fumare faccia sentire i sapori in maniera più intensa. non lo so.
che significa "più intensa"?
mi rendo conto di avvertire certe tonalità, certe sfumature nel sapore, che mi riportano all'infanzia.

muovo.
muovo me stesso, da una vita, considerando che nasco nella primavera del 1982 muoverò i primi passi verso la fine dello stesso anno. muovo me stesso attraverso i passi oppure striciando nel letto ansimando, muovo me stesso affrontando la forza di gravità, quindi il mio peso che spinge il mio corpo sul cemento, che trasforma una scalinata in un ostacolo da superare. le scale non sono mai state un grosso problema, ma sento un potenziale diverso, è come se avessi di nuovo la capacità di assaggiare l'aria, di amare il concetto di respirare, anche se il fiato è corto.

colgo.
colgo stati d'animo diversi nelle persone con cui mi interfaccio. amici, colleghi, collaboratori, commessi, impiegati, amanti, cortigiane, cavalieri, pagliacci, dementi, nullità, inetti, fenomeni. accendono, spengono, non hanno mai acceso, non capiscono chi accende, hanno già acceso e non accendono più. tutti sono vittime del mio bisogno di esorcizzare questa cosa. la fine di una storia con la stessa donna o un amore che non è mai iniziato.

soffro.
soffro le pene dell'inferno. se scopo, se mi masturbo, se piango, se gesticolo per farmi capire. soffro perché non ho la libertà di averla. non soffro la sua mancanza, soffro il fatto di avere una limitazione apparentemente così stupida ma così marcata.

amo.
amo me stesso, perché sono egocentrico. perché mi piace l'idea di poter affermare che ci sono riuscito. e se ricomincio dirò che ho dimostrato abbastanza a me stesso da poter amare di nuovo la bionda più sciagurata della mia vita.

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