sabato 5 novembre 2011

back to.

Il problema è che là fuori fa troppo freddo o è troppo umido. E il cielo è troppo grigio o troppo spento, o troppo vivo. E il vento soffia troppo forte con lame che tagliano la pelle o non soffia affatto. E il tempo scorre così lentamente da diventare reale e palpabile come un singolo granello di sabbia. Un granello di sabbia per ogni millesimo di secondo. O scorre così veloce che lo senti scivolare via nel tempo che sprechi.
Se accendo il portatile la domenica pomeriggio e scrivo "back to" nel dispenser musicale, lettera dopo lettera i risultati vengono scremati e ridotti all'osso. E quando "back to" è stato scritto completamente vedo una sequenza di canzoni che potrebbero tranquillamente appartenerci.

Dominavamo la città in quella notte di luglio, sul colle. Eravamo scalzi e seduti sull'erba.
Puntini luminosi color arancio, rosso, bianco, verde, fra spazi neri, disegnavano la dinamica del groviglio urbano che portavamo sul palmo delle nostre mani intrecciate. Quel groviglio urbano che fino a quella notte ci ha visti come comparse distanti. E poi uniti.
Se avessi saputo qual era la strada da percorrere o le parole da dire, le avrei dette senza esitazione. Le avrei studiate a memoria la sera prima. Se avessi saputo qual era l'immagine di me che avresti voluto avere di fronte mi sarei guardato allo specchio per far sì che essa potesse restare nitida anche dopo quella notte. Anche senza i piedi scalzi. Anche in un caffè del centro, a mezzogiorno.
Se avessi saputo quanto avrei voluto rivedere in ogni altra donna, da quella notte in poi, come può un vestito aderire su di un corpo, sarei rimasto lì a fissarti e non avrei guardato il cielo alla ricerca di cose da dire.
E se avessi saputo che le parole sono solo parole ne avrei messe assieme diverse, senza senso, per scrivere un capitolo senza criterio, ma foneticamente bello.
E tu il giorno dopo avresti letto il capitolo di un libro, avresti parlato con un'amica. E un mese dopo amato un altro uomo o segnato una data sul calendario. E nel libro, nella confidenza dell'amica, nelle parole che un altro uomo ti avrà sussurrato, nel santo del calendario, avresti trovato una mia parola, fra quelle. E qui, ovunque mi fossi trovato, lo avrei saputo.
Sarebbe stato bello se avessi saputo scrivere dei titoli di coda che potessero fermare il tempo. E lo spazio. Invece siamo qui. E aspetto. Che quell'intreccio di mani si sciolga. E che tutto questo diventi abbastanza.

Ciao.

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