giovedì 25 luglio 2013

mi danno dieci grammi di erba.


dieci grammi.
non ho mai avuto dieci grammi di erba tutti per me.
poco tempo fa stava per uscire non so che cazzo di disco di quale cazzo di gruppo e un amico che mi doveva dei soldi, ma che voleva partecipare ad una data del tour mondiale della suddetta compagine, mi chiede un effettuare questo baratto che ritenevo conveniente.

me ne faccio uno tranquillo.
non sono mai stato bravo con le dosi, ne metto spesso troppa.
allora faccio un giochino mentale e penso

 "quanta vorrei metterne?"

prendo il mucchietto con il quantitativo ipotizzato e poi lo dimezzo.
la scelta del quantitativo è fondamentale.
il metodo di valutazione è lo stesso che si usava alle elementari quanto c'erano i problemi e dovevi scrivere i dati: mele, banane, costo cadauno, soldini. resto.
sei da solo, siete in due, siete in cinque?
sei da solo.
vuoi relax, vuoi volare, vuoi studiare, vuoi fare l'amore?
vuoi relax.
stai bene, temi che il candelotto poi ti farà inviare messaggi alla tua ex, a tua madre, al tuo capo?
stai bene.
hai mangiato?
sì.
ti basterà?
no.
devi preparare la pasta con il tonno.
molte proteine del tonno, molti carboidrati della pasta.
il tuo corpo brucerà il glicogeno, poi la miscelona di aminoacidi e grassi e se sei fortunato non ingrasserai e la bilancia domattina segnerà di nuovo 78.9.
ingerirai blocchi di pasta senza nemmeno renderti conto di cosa sta macinando la tua bocca, quindi usa l'olio della scatoletta, non sprecare quello buono pugliese.

mi sale effettivamente molto bene.
penso che potrei ridere da un momento all'altro, però avrei più voglia di abbracciare qualcuno o di sorridere e guardare allo specchio i miei denti.

nei momenti di black out mentale quando e troppo tardi per fare una cosa o troppo presto per iniziarne un'altra o quando, appunto, svago per i motivi sopra citati, mi dedico ad una di quelle attività utili tipo scaccolarsi, oppure giocare a sudoku senza avere idea di come si giochi a sudoku, cioé vado su google e scrivo "axl rose 2013" e salta fuori questa palla di lardo con la camicia aperta e gli shorts che salta... anzi cerca di saltare su di un palco, poi un'altra abbracciato a due troioni consumati.
chinese democracy era una merda, ma sarebbe stato una merda anche se fosse stato un grande album.
ho trentasette anni e i guns me li sono vissuti completamente, compreso poi lo scioglimento e tutti i cazzi legali di lui che si scaglia contro gli altri.
ma non volevo arrivare qui.
perché, axl, non ci vai vedere come si invecchia dignitosamente?
perché ti ostini a rimanere intrappolato nel tuo personaggio?
potresti essere cazzutissimo anche con i capelli corti, la camicia di lino, un pianoforte e delle canzoni a là Elvis Costello, con qualche chitarrista d'eccezione che ti piazza l'assolo dopo l'acuto.
io ho qualche capello bianco e dei solchi cominciano a spuntare sotto i miei occhi.
indosso ancora le vans e magliette un po' rovinate dalla lavatrice.
diventerò mica come te, axl?
un vecchio con la panza, la calvizie incipiente in preda al raptus di dover realizzare per forza cover di se stesso?
come gli sfigati fissati con i fumetti e la maglia con la faccia del lupo?

prendo in mano il mio vecchio telefono. ho ancora quello con i tasti.
non per fare scena ma io con la tecnologia non ho un buon rapporto.
scorro la rubrica e cerco il nome di... non ricordo. ce l'ho sotto "bbbux".
si tratta di un tizio che scriveva per una fanzine nel 2005 che ho conosciuto ad alessandria quando suonavo con i paradigmi irriverenti, così penso di chiamarlo per vedere cosa pensa di axl rose.
il numero è inesistente. allo stesso tempo cado dalla sedia sulla quale mi dondolavo e della cenere mi finisce in faccia.
con la guancia premuta sulla piastrella freddissima incrocio lo sguardo annoiato del mio gatto bianco, che sembra fregarsene abbastanza di tutto, tranne che delle dosi di cibo che per lui non è mai abbastanza, non so se per vivere o altro.






venerdì 19 luglio 2013

la prima notte di nozze la ricordo perfettamente.

ci congediamo dagli altri con consumate ricorrenze: la prendo in braccio, giusto il tempo di arrivare alla macchina. tutti ridono e ci dicono "bravi ragazzi", più qualche allusione sul fatto di darci dentro.
rientriamo in casa accedendo dal portone, prendiamo l'ascensore, senza tenerci la mano. 
commentiamo l'esito della giornata. 
è stata una bella festa, si è mangiato bene, il prete è stato impeccabile, i bambini hanno giocato, si è bevuto il giusto. l'olio era ottimo, mi piaceva l'olio da mettere sui crostini di pane fra una portata e l'altra.
il menù era a base di carne, perché a tutti gli invitati piace la carne. 
a quasi tutti, forse. solo Roberta era vegetariana ma ha comunque mangiato delle frittatine, sushi di verdure e specialità fusion preparate apposta per lei.
entriamo nel portone, faccio finta di portarla in braccio, lei ride e mi dice di non fare lo scemo.
prendiamo l'ascensore, lei scalza con l'abito bianco, le scarpe in mano. 
in ascensore, dicevo, commentiamo quanto accaduto, siamo al terzo e dobbiamo raggiungere il sesto piano.
sento come un nodo alla gola, come se avessi paura di finire le cose da dire. 
era un viaggio in ascensore con mia moglie, il primo per l'esattezza.
avevo paura, però, di terminare le frasi da aggiungere come se fosse una conversazione di cortesia fatta con un vicino.
entriamo in casa, lei mi prepara un caffè, c'è solo il rumore del frigo spezzato dall'urto della tazza sul tavolo. prendendo la tazza in mano vedo brillare la vera alla sua prima apparizione sul mio anulare, non ancora completamente abituato all'idea.
lei si appoggia alla credenza e sbadiglia. 
un'occhiata all'orologio appeso in cucina, sono quasi le quattro e non ricordo dove l'abbiamo preso.
lei legge l'ultimo romanzo di pennac, si gratta la testa, un po' acconciata per l'evento, un po' arruffata e mi chiede di andare a letto.
credo che fra poco dovrò avere un rapporto sessuale straordinario, dopo dodici anni assieme questo sarà un amplesso fra marito e moglie.
cerco nel portafogli una foto che non ho mai gettato, è stata scattata un paio di giorni prima che ci conoscessimo: abbracciata fra due amiche, era la sua festa di compleanno. 
era mia moglie che stava per diventare la mia ragazza.


domenica 14 luglio 2013

Nuovi inizi

"La scogliera era dipinta dalla luce del sole".

<questo prologo fa cagare>, disse Ginevra, mia moglie.
<avrei bisogno di critiche costruttive>
Fa un ghigno.
<scusa ma non ce l'ho fatta a resistere. E' tremendo>
<non ho nemmeno iniziato a leggere>
<dicono... in realtà non è che dicono... insomma in genere si dice che in teoria una cosa che piace dovrebbe attrarti sin dalle prime righe>
<appunto. "dalle prime righe". Tu non mi hai fatto finire nemmeno la prima frase>
<Ok, scusa. Ricomincia>
<Per farmi massacrare?>
<Per farti dare il giudizio che tu mi hai chiesto>
<Speravo in qualche critica costruttiva>
<L'hai già detto>
<Senti, la chiudiamo qua?>
<Come vuoi! E' però assurda questa cosa per cui da una parte cerchi dei giudizi e dall'altra delle rassicurazioni! Vuoi chiudere cosa?>
<Chiudere tutto>
<Tutto cosa? Ma che cazzo dici?>
<Tutto>

Non so se rompemmo in quel preciso istante, ma quella fu l'ultima conversazione da persone civili. Di sicuro ci furono ripensamenti, scopate di assestamento e momenti di sconforto, altre situazioni che potevano sembrare come una folata di aria fresca o qualcosa del genere.
Il romanzo non l'ho mai finito, non l'ho fatto leggere praticamente a nessuna persona se non ad una graziosa giovane (giornalista pubblicista), due o tre anni dopo che sembrava molto interessata a tutto ciò che di me le raccontavo durante il nostro primo appuntamento il cui gran finale è avvenuto nel mio appartamento.

"La scogliera era dipinta dalla luce del sole".

<in che senso "dipinta dalla luce del sole"?>
<nel senso che la luce del sole illumina gli scogli che sono gialli appunto per la luminosità, altrimenti sarebbero grigi. Prova ad immaginarli in un'altra condizione climatica. Sarebbero grigi, no?>
<ti arrabbi se ti dico che non mi convince?>
<Beh, in realtà la potenza emotiva che trasmette questo passaggio ha sempre stupito tutti>
<Ah>
<Eh, boh continuo?>
<Gonfi sempre il petto in quel modo quando ti infastidisci?>
<MA IO NON SONO INFASTIDITO>
<No? Sei una brava persona e so che è difficile venire compresi nella vita, specie se dipingi gli scogli>
<Ok ok>
<Continua>
<Sono un po' stanco, che ne dici se ti riaccompagno?>