mercoledì 30 novembre 2011

t=0

ogni tanto vorrei esistesse un misuratore personale di sensazioni.
vorrei che ogni emozione avesse un'unità di misura tangibile, che renda più facile la catalogazione di ciò che ognuno sente. che per una volta si potesse affermare con cognizione di causa "sono più felice/triste/incazzato/preoccupato di te".
vorrei poter sapere in un istante di tempo chiamato t=0 quale è in quel momento la persona più triste al mondo, la più preoccupata, l'individuo più felice.
non alludo a cazzate pseudopoetiche o esistenziali, ma penso proprio ad un apparecchio azionato dalla mia mente che fosse in grado di formulare una risposta in un linguaggio a me conosciuto: ordinario e diretto.
"chi in questo momento è divorato dalla propria condizione mentale?"
e su di un display a cristalli liquidi:

"said abdullah, 32 anni, è al capezzale della madre e gli procura ansia il fatto di sapere che da un momento all'altro gli pignoreranno l'automobile".

qual è la persona più felice del mondo?

"graham larrik, 43 anni, ha appena ritrovato la figlia del fratello minore che gli era stata affidata per un pomeriggio autunnale e che aveva perso di vista nel parco per trenta interminabili minuti. ha sentito un devastante suono di sirene, stava già pensando al peggio, a dover ammettere colpe, a dover essere fagocitato dai propri sensi di colpa per il resto dei suoi giorni e invece. e invece la bambina era sotto ad una quercia con un mazzo di margherite".

oppure

"laura, 23 anni, sta discutendo la tesi"

"kim, prima passeggiata da solo a camden town: si sente davvero cosmopolita, adesso. e crede che se la ragazza con cui ha trascorso molte mattinate raggelanti lo vedesse in quell'istante, potrebbe apparire ad ella sessualmente appetibile".

and so on.

vorrei avere a portata di mano il sesso del mondo.
vorrei avere monitor a sufficienza per vedere quanti amplessi si stanno consumando simultaneamente nel momento t=0, che poi magari potrebbe corrispondere tranquillamente all'istante in cui mi trovo nella condizione diametralmente opposta ad un'erezione o ad un qualsiasi desiderio carnale. ogni monitor dovrebbe fornire adeguate coordinate audio-video. vorrei sentire i respiri, i gemiti di tutti i fornicatori, in sequenze completamente desincronizzate. e vedere gli scenari.
su di un letto anonimo in una casa popolare a dublino, sulla spiaggia a capocotta, su di una lavatrice a boston, in mezzo alle dune del deserto, su di un treno, nel cesso di un pub.
con la luce del giorno, con il tramonto, con luci dei neon, al buio.
vorrei che ogni persona impegnata a scopare in questo istante avesse una micro biografia, a richiesta: sicurezza, ansia da prestazione, prima volta, tradimento, impotenza, grosso godimento unidirezionale, sesso da concepimento, ultimo approccio sessuale di questo assortimento umanoide.

mi piacerebbe possedere anche la morte.chi sta morendo in questo istante?
i monitor dovrebbero visualizzare tutti gli ultimi respiri che nell'istante t=0 testimoniano l'epilogo delle esistenze.
migliaia/milioni di suoni di ultimi respiri sfasati, con immagini: gente circondata da parenti, da sola in luoghi simili al lazzaretto dei promessi sposi, rivoltata in una rimessa abbandonata e giustiziata.
una mescolanza sonora di respiri, rantoli, urla, singhiozzi.

quante volte sfrecciando con un treno vedo un grappolo di palazzi e penso "quante persone staranno scopando dietro a questi formali blocchi di cemento? quanti, sudati, si staranno masturbando? quanti figli temeranno l'ira dei propri padri? chi starà esultando?"
a richiesta apparirebbe un pallino con una luce pulsante color rosso/giallo/viola/arancio posto sull'esterno della facciata in prossimità di ogni singolo appartamento scorgibile, e questo rappresenterebbe ogni attività compiuta nell'istante t=0.

quante volte, sfrecciando in macchina, iniziando a scorgere le eleganti casette di mattoni appena fuori provincia, penso a quante rate mancheranno a questa famiglia per l'estinzione del mutuo. la casa era già loro? sono contenti di vivere lì?
perché questa casa è abbandonata?
quanto sacrificio cela quella staccionata/ quella tenda blu? quante ore di lavoro, quanto sudore, quante dispute sul colore e sulla scelta dei materiali ha comportato quel componimento che nella mia vita è stato presente per una frazione oculare di secondo?

dovrebbe oltretutto essermi possibile ottenere molteplice risposta su un altro carnet di argomenti.
siamo in quattro, siamo seduti e stiamo parlando: chi di noi quattro morirà per primo?
chi di noi sarà il primo a ricevere una notizia terribile?

dovrei poter sapere se ho significato qualcosa anche per l'ultimo fra gli ultimi -in ordine di apparizione-, l'anonimo fra gli anonimi -per grado di importanza-, se in qualche circostanza qualsiasi impulso io abbia fornito con ogni gesto possibile abbia potuto cambiare l'esistenza di questi individui.
vorrei sovrastare gli istanti, così come sovrasto parte della città seduto sul ponte dell'ex ferrovia di campanelle in un qualsiasi venerdì pomeriggio all'imbrunire.

sabato 5 novembre 2011

back to.

Il problema è che là fuori fa troppo freddo o è troppo umido. E il cielo è troppo grigio o troppo spento, o troppo vivo. E il vento soffia troppo forte con lame che tagliano la pelle o non soffia affatto. E il tempo scorre così lentamente da diventare reale e palpabile come un singolo granello di sabbia. Un granello di sabbia per ogni millesimo di secondo. O scorre così veloce che lo senti scivolare via nel tempo che sprechi.
Se accendo il portatile la domenica pomeriggio e scrivo "back to" nel dispenser musicale, lettera dopo lettera i risultati vengono scremati e ridotti all'osso. E quando "back to" è stato scritto completamente vedo una sequenza di canzoni che potrebbero tranquillamente appartenerci.

Dominavamo la città in quella notte di luglio, sul colle. Eravamo scalzi e seduti sull'erba.
Puntini luminosi color arancio, rosso, bianco, verde, fra spazi neri, disegnavano la dinamica del groviglio urbano che portavamo sul palmo delle nostre mani intrecciate. Quel groviglio urbano che fino a quella notte ci ha visti come comparse distanti. E poi uniti.
Se avessi saputo qual era la strada da percorrere o le parole da dire, le avrei dette senza esitazione. Le avrei studiate a memoria la sera prima. Se avessi saputo qual era l'immagine di me che avresti voluto avere di fronte mi sarei guardato allo specchio per far sì che essa potesse restare nitida anche dopo quella notte. Anche senza i piedi scalzi. Anche in un caffè del centro, a mezzogiorno.
Se avessi saputo quanto avrei voluto rivedere in ogni altra donna, da quella notte in poi, come può un vestito aderire su di un corpo, sarei rimasto lì a fissarti e non avrei guardato il cielo alla ricerca di cose da dire.
E se avessi saputo che le parole sono solo parole ne avrei messe assieme diverse, senza senso, per scrivere un capitolo senza criterio, ma foneticamente bello.
E tu il giorno dopo avresti letto il capitolo di un libro, avresti parlato con un'amica. E un mese dopo amato un altro uomo o segnato una data sul calendario. E nel libro, nella confidenza dell'amica, nelle parole che un altro uomo ti avrà sussurrato, nel santo del calendario, avresti trovato una mia parola, fra quelle. E qui, ovunque mi fossi trovato, lo avrei saputo.
Sarebbe stato bello se avessi saputo scrivere dei titoli di coda che potessero fermare il tempo. E lo spazio. Invece siamo qui. E aspetto. Che quell'intreccio di mani si sciolga. E che tutto questo diventi abbastanza.

Ciao.